sabato 24 febbraio 2018

pc 24 febbraio - salutiamo la manifestazione classista e combattiva di oggi a Roma - SI COBAS:non vi è e non vi sarà alcuna forma di sostegno ad alcuna delle liste presenti all'elezioni


Il SI Cobas ci tiene a precisare e ribadire che il sindacato non prende parte in nessun modo e nessuna forma alla campagna elettorale del prossimo 4 marzo. Reputa anzi inutile, dispersiva e per certi aspetti dannosa la scelta compiuta da chi ha dato vita a cartelli elettorali che mettono insieme tutto e il contrario di tutto e si caratterizzano come un tentativo di usare la strada elettorale come scorciatoia per supplire allo sviluppo di un vero movimento di classe, rappresentare "lotte" ancora deboli se non del tutto inesistenti, o surrogare istanze "sociali" le cui rivendicazioni passano sempre meno attraverso i canali della "mediazione" partitico-parlamentare.

In una fase in cui il parlamento è sempre più svuotato di prerogative, le lotte operaie e sociali possono aprirsi un varco ed avanzare solo facendo leva sulle proprie forze e sulla capacità di collegamento sul piano nazionale e internazionale: il movimento dei lavoratori della logistica, coi successi e i risultati ottenuti sul campo in questi anni, sono la dimostrazione più lampante che per vincere non serve avere la "sponda istituzionale", serve avere il consenso e la partecipazione degli sfruttati.
Dunque, da parte del nostro sindacato non vi è e non vi sarà alcuna forma di sostegno ad alcuna delle liste presenti alla competizione elettorale del 4 marzo 2018. Chi nel SI Cobas ha fatto scelte differenti, lo fa a titolo esclusivamente personale.
Per queste ragioni, nel ribadire che la manifestazione del 24 febbraio a Roma è aperta alla partecipazione di tutti coloro che si riconoscono nel suo spirito e nelle sue parole d'ordine e all'interlocuzione anche con quei settori di movimento che abbiano scelto di sostenere questa o quella lista, invitiamo altresì chiunque voglia partecipare ad astenersi dall'esporre bandiere, simboli e striscioni che richiamino simboli e contrassegni di liste elettorali, al fine di evitare ogni possibile equivoco e/o strumentalizzazione della natura reale della mobilitazione di sabato: ciò anche come forma di rispetto nei confronti degli organizzatori e delle migliaia di lavoratori che saranno in piazza.

22/2/2018
L'esecutivo nazionale SI Cobas

pc 24 febbraio - Anche sul carcere, inutile seminare illusioni con le elezioni. Non il voto, ma la lotta e l'unità dei proletari dentro e fuori le galere possono davvero strappare dei risultati!

Un articolo di Salvatore Ricciardi:

Governo: niente riforma del carcere!

Il consiglio dei ministri di ieri, 22 febbraio, ha di fatto detto NO alla riforma dell’Ordinamento Penitenziario (O.P.), rinviando a data da definirsi, ossia a dopo le elezioni, il decreto delegato più consistente, quello che affronta i meccanismi di esecuzione della pena. In particolare quel decreto dava maggiori possibilità e snelliva i meccanismi per il passaggio dalla carcerazione intramuraria, ossia in carcere, alle misure alternative, quelle che si svolgono fuori dal carcere. Questo decreto aveva già compiuto un passaggio nelle commissioni giustizia di Camera e Senato e avrebbe richiesto solo 10 giorni di tempo per la definitiva attuazione.
I tre decreti delegati che il governo ha licenziato preliminarmente, licenziati non approvati, sono decreti generici di cui si conosce ben poco (giustizia riparativa, carcere minorile, lavoro e volontariato dei condannati) e che devono ricevere ancora il parere delle Commissioni giustizia di Camera e Senato (che hanno 45 giorni per esprimere i pareri), per poi tornare al consiglio dei ministri, quindi avranno tempi lunghissimi e inoltre incontreranno commissioni parlamentari e governi di composizione diversa a seguito delle elezioni del 4 marzo.
C’è da dire che il decreto di riforma dell’O.P. riformava la legge 354 del 26 luglio 1975, quindi molto vecchia e che fu anche quella una “riforma mancata” in quanto nei ripetuti passaggi tra Camera e Senato fu molto peggiorata al punto che fu quella legge a prevedere i “regimi di reclusione speciali” , le “carceri speciali”, l’articolo 90 (diventato poi il 41bis), e le sorveglianze particolari, 4bis, ecc. Ossia sistemi di carcerazione nei quali vengono eliminati alcuni o tutti gli spazi e i diritti delle persone incarcerate.
Ricordiamo inoltre che da quella “riforma mancata” nelle carceri italiane si è impennata la quantità di persone che si tolgono la vita: i suicidi sono quintuplicati!

Il carcere continua a essere un luogo di sofferenza e devastazione per le persone rinchiuse, di distruzione dell’identità e personalità e dimostra di essere non riformabile. Questa la conclusione amara.

Ancora una prova che la strada per un cambiamento sostanziale del sistema carcerario non può avvenire per via parlamentare. C’è da riprendere con determinazioni le proteste e l’organizzazione interna per una battaglia seria, che impegni tutta la società, per l’abolizione del carcere.

Il carcere va abolito!

Per approfondire si può ascoltare la trasmissione “La Conta” su RadiOndaRossa di mercoledì 21  febbraio in cui si parla diffusamente di questa mancata riforma (prima ancora che il governo decidesse per il NO). Ascolta qui

venerdì 23 febbraio 2018

pc 23 febbraio - Milano antifascista si organizza per contrastare il sabato nero fascio-leghista - ore 14.30 Metrò Lanza

Sabato 24 Febbraio tutto il centro di Milano sarà ostaggio di iniziative neofasciste, razziste e xenofobe. Dalle ore 15:00 in contemporanea sono programmati lo show xenofobo mediatico di Salvini in Piazza Duomo, con la presenza degli Hammerskin di Lealtà Azione ormai organici alla Lega, i Fratelli d’Italia con la Meloni in Piazza San Carlo e il comizio di Simone Di Stefano, leader dei fascisti di Casa Pound, davanti al Castello Sforzesco.

pc 23 febbraio - BRESCIA, GRAVISSIMO ATTENTATO INCENDIARIO FASCISTA AL CSA MAGAZZINO 47

Questa notte dei topi di fogna si sono introdotti nel centro sociale e, dopo aver forzato una finestra, hanno appiccato un incendio all’interno del locale che ospita la libreria e l’enoteca. La finestra forzata, gli evidenti segni di effrazione e un intenso odore di benzina non lasciano dubbi sulla natura dolosa, come immediatamente notato dagli stessi Vigili del fuoco.
La pronta reazione di un compagno che si trovava all’interno dello spazio sociale ha fatto sì che i Vigili del fuoco siano potuti intervenire tempestivamente estinguendo le fiamme prima che queste potessero provocare danni ben peggiori.
Diversi mobili e una grande quantità di libri sono andati distrutti.
Il nostro compagno, unica persona presente, per fortuna sta bene.
Possiamo affermare con certezza che si è trattato dell’ennesimo infame attacco di fascisti e razzisti che cercano di seminare un clima di odio razziale e intolleranza in città.
Gli stessi che nelle scorse settimane hanno colpito le Casette occupate di via Gatti e il campo Sinti di via Orzinuovi.

Gli stessi che inneggiano a Luca Traini, autore dell’attentato razzista di Macerata.
Per questo reagiremo di conseguenza. Con rabbia, determinazione e orgoglio.
Dichiariamo già da ora uno stato di mobilitazione permanente antifascista in città.

pc 23 febbraio - Migranti in lotta a Roma per il mancato pagamento del pocket money - nuova ignobile azione razzista di Salvini

Roma, pocket money mancato: migranti si barricano nel centro d‘accoglienza. all’Aurelio 200 migranti ospiti della struttura si sono riuniti per protestare contro il mancato pagamento delle schede telefoniche. 

Si sono radunati nel cortile del palazzo, un ex albergo, per protestare contro il mancato pagamento delle ricariche telefoniche inserite all’interno del pocket money quotidiano che i responsabili della cooperativa del centro avrebbero dovuto dare ai rifugiati. I migranti si sono barricati all’interno della struttura nella quale è intervenuta la polizia, che insieme con la cooperativa ha avviato una trattativa con gli ospiti Salvini davanti al centro di accoglienza La breve e pacifica protesta dei migranti senza schede telefoniche è parsa al leader della Lega Salvini una ghiotta occasione per la sua campagna elettorale. Il capo del Carroccio è piombato nel pomeriggio davanti al centro di accoglienza di largo Perassi e ha girato un video che ha poi postato su Facebook: «Roma, immigrati che protestano, vogliono più soldi! Guardate dove stanno, un parco a disposizione, con tanto di pecore e capre. E qualche buonista della Cooperativa mi dice pure “Salvini vergogna”», ha scritto su Fb. 
«Non vedo l’ora di fare il ministro degli Interni», ha continuato il leader della Lega nel suo video. «Invece di ospitare italiani in difficoltà sta ospitando aspiranti profughi - ha detto Salvini riprendendo il centro d’accoglienza - Non facciamo le pecore il 4 marzo...Penso che i soldi si possano spendere meglio e l’integrazione farla in un altro modo».
A quel punto un'operatrice ha detto: «Vergognati» a Salvini. 

pc 23 febbraio - Un padrone del PD autore di un incredibile atto di violenza e sfruttamento antioperaio e razzista

Ragusa, imprenditore (e consigliere comunale vicino al Pd) appende ad una trave e picchia un suo operaio: arrestato
Il 40enne Rosario Dezio è stato definito un "soggetto pericoloso" dal dirigente della Squadra mobile di Ragusa, Antonino Ciavola, e la sua azienda agricola, era già stata oggetto di controlli per il contrasto al caporalato ed allo sfruttamento della manodopera

Un romeno che lavora in un’azienda agricola di Vittoria, nel ragusano, si appropria di una bombola di gas per riscaldarsi e il titolare, dopo averlo colto sul fatto, lo malmena, lo chiude in un garage, gli

pc 23 febbraio - Dentro le ditte dell'appalto ILVA Taranto la voce proletaria e comunista del BOICOTTAGGIO ATTIVO!



pc 23 febbraio - I criminali fascisti non devono parlare! No al comizio di Forza Nuova a Palermo

C’è un’onda nera che si propaga nel Paese in questi ultimi tempi, sostenuta dagli apparati governativi e di polizia, che preme innanzi tutto sui migranti come scusa per allargare la visione razzista e fascista a tutti gli ambiti della società, che si aggiunge ed è legittimata da quella governativa e istituzionale del moderno fascismo che avanza,  primo delle lista il ministro degli interni Minniti,  nel tentativo di contenere le lotte delle masse popolari, delle lavoratrici e dei lavoratori di questo paese che stanno subendo la pesantissima crisi, l’ennesima creata dai capitalisti, fatta di licenziamenti, disoccupazione, progressivo e incisivo svuotamento di tutte le leggi che garantivano l’agibilità sociale, con il carico di un bombardamento continuo di odio sociale che emana da pressoché tutti i politici, i mezzi di comunicazione di massa. 

Quest’onda nera che porta la firma principalmente delle organizzazioni fasciste e razziste di Forza Nuova e Casapound si deve fermare. La sparatoria di Macerata contro persone dalla pelle di colore diverso è uno degli ultimi episodi di questo odio che i fascisti seminano a piene mani nella società. Si tratta di un tentativo di strage, puro terrorismo, che non si può nascondere o attenuare in nessun caso, come hanno cercato di fare le “autorità” a cominciare dal sindaco di Macerata e ad altri politici, compreso Salvini e Berlusconi.

Quest’onda nera si deve fermare e non si può fare certo con il finto antifascismo, con le chiacchiere dei borghesi benpensanti che “scivolano” costantemente verso posizioni sempre più reazionarie, come quelle del sindaco Orlando che si è schierato dalla parte del fascista di Forza Nuova, o con l'antifascismo da tastiera/FB, ma con le azioni concrete antifasciste in ogni ambito, con l’antifascismo militante che già in tutti questi anni, nell’assoluto deserto di chi dovrebbe essere preposto alla garanzia costituzionale, è stato un argine al vero dilagare di queste formazioni.

Il comizio di Forza Nuova non si deve fare!
Circolo proletari comunisti Palermo
prolcompa@libero.it

pc 23 febbraio - Strage di Pioltello: “Non rispettata la manutenzione”

I COLPEVOLI LI CONOSCIAMO: Sono i padroni, il governo, i sindacati confederali complici, delle ferrovie Nord che se ne fregano delle vite dei lavoratori e di chi usa i treni per studiare-andare al lavoro ecc.

Respingiamo l'uso di questa strage da pare di PD - 5Stelle per cercare voti

La Rete nazionale per la sicurezza e salute sui posti di lavoro e territorio invita invece le masse colpite di questo disastro a protestare con il non voto.. come fanno in altro territorio i pastori sardi riconsegnando in massa le schede elettorali

A ottobre 2017 l’Agenzia per la sicurezza delle ferrovie aveva messo in guardia Trenord. Il motivo? Per la verità erano dieci. Si va dal mancato “rispetto delle scadenze manutentive non sistematicamente garantito”, alle “carenze nella gestione del personale, con particolare riferimento al contesto regolamentare sul carico del lavoro”, all’”analisi dei rischi ed il registro dei pericoli incompleti e non aggiornati al seguito di alcuni eventi pericolosi ed incidenti accorsi”. A svelare il documento dell’ente

pc 23 febbraio - MARCO BENTIVOGLI FIM-CISL A FORZA ITALIA

Marco Bentivogli Fim Cisl viene a Taranto... - per gli operai? NO, per Forza Italia - Sempre con i padroni, unito mani e piedi a Calenda, ora sostenitore anche di Berlusconi...? - Ma, sicuramente, mai con gli operai

Alcuni operai dell'Ilva che dicono ingenuamente che "i sindacati non devono fare politica, che non devono dire a chi votare...", guardassero questa foto. I sindacati dei padroni fanno eccome politica, e mentre fanno la finta trattativa sull'Ilva danno man forte a far andare al governo i nemici degli operai. (anche sperando e manovrando perchè un giorno siano loro nelle poltrone Istituzionali - come già tante volte abbiamo visto proprio a Taranto).

Autonomia di classe degli operai oggi significa: non votare, organizzarsi e lottare!
Costruire il sindacato di classe e il Partito della classe operaia: il Partito comunista di nuovo tipo, rivoluzionario del proletariato

Mandataci da un operaio dell'Ilva

pc 23 febbraio - Tenaris Dalmine - No alla campagna del terrore padronale con i licenziamenti 104

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lo slai cobas per il sindacato di classe 
chiarisce anche alla dalmine
sua posizione sulle elezioni


Autonomia operaia alle elezioni

Tutti i sindacati confederali e molti tra quelli di base, dicono che non fanno politica ma in questa campagna elettorale sono tutti schierati e loro esponenti in vari casi, in varie città, anche candidati.

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe invece è realmente autonomo da tutti i partiti e liste elettorali presenti al voto.

Lo Slai Cobas dice: nessun partito e nessuna lista rappresenta gli operai – nessun partito presente alle elezioni si interessa realmente delle lotte operaie – e alcuni sono direttamente dentro o con il governo antioperaio

Per questo l’unico voto utile è il non voto
l’unica protesta autonoma di operai che ragionano con la loro testa è il boicottaggio del voto

Gli operai se vogliono spezzare le loro catene devono organizzarsi autonomamente sul piano sindacale, sociale e politico, non votare per chi rappresenta le altre classi e la stessa genia di politici di questo sistema, ma organizzarsi e lottare.

Slai Cobas per il sindacato di classe






pc 23 febbraio - Filippine - all'infame minaccia della bestia fascista Duterte rispondono le donne combattenti - mfpr italy info

pc 15 febbraio - Blog MFPR -

Duterte, l'Hitler delle Filippine, esorta i militari a sparare nella vagina delle combattenti maoiste

Da left:



Rodrigo Duterte è un tiranno misogino che non tarderà a cadere!

la sezione del Sud Mindanao di MAKIBAKA, l'organizzazione clandestina rivoluzionaria delle donne.....



....condanna con la massima fermezza Rodrigo Duterte che ha detto che i soldati della AFP devono sparare nella vagina delle donne del NPA, al fine di rendere i loro organi riproduttivi "inutili", come punizione per aver preso le armi. Riprendendo la tradizione fascista di stupro e maschilismo della AFP, Duterte pensa che può radunare le sue truppe per commettere impunemente i crimini di guerra più atroci all'interno dell'operazione antipopolare Oplan Kapayapaan.
Ci congratuliamo con tutte le donne, le organizzazioni, gli individui che apirano alla libertà e anche le stesse donne membri di AFP che sono state offese dalle posizioni primitive e misogine di Duterte sui diritti umani e le donne. Queste posizioni stanno dalla parte sbagliata della storia, e vogliono affossare la lotta combattuta dalle donne non solo nel paese ma in tutto il mondo.
Malacañang non può più spazzare i commenti di Duterte sotto il tappeto come in passato. Il recente ordine di Duterte è ancora un altro attacco contro tutte le donne; egli ha promesso ai soldati fascisti di avere come premio la possibilità di dormire con una stellina o l'immunità se violentano le donne durante le loro azioni antiterrorismo.
Queste sono cose che non possono mai essere minimizzate. Il suo trattamento sessista delle giornaliste non può più essere messo in secondo piano come il suo generale disgusto per i mass media filippini che lottano per esercitare la loro libertà di espressione contro il suo regime tirannico. Duterte è un tiranno misogino non solo nelle parole ma anche nelle azioni. Ogni giorno, la sua nuova legge "train" si abbatte sulle madri della classe operaia che portano l'onere di far quadrare i conti a fronte di aumento dei prezzi delle materie prime e del calo dei salari che a malapena servono per vivere. Nelle fattorie, nelle piantagioni e nelle fattorie a livello nazionale, donne e uomini lavorano come schiavi perché Duterte favorisce gli investimenti esteri piuttosto che istituire una vera riforma agraria. Nelle fabbriche e nelle fabbriche di semi-trasformazione nei centri urbani, le donne al fianco degli uomini continuano a essere vittime dell'avidità delle imprese e delle politiche neoliberiste di Duterte sui contratti di lavoro.
Come ogni dittatore, Duterte odia le donne e le vuole inchinate all'autorità patriarcale della società semifeudale semicoloniale che condanna le donne ad essere cittadini di seconda classe, docili e non pensanti. Vuole che le donne non facciano mai domande, sollevino dubbi o protestino contro le disuguaglianze che lui stesso commette contro le masse di contadini, operai. Esige asservimento, e dove non c'è, apre la sua bocca sporca per ridicolizzare le donne o alza il pugno per soffocare il dissenso, sia contro il movimento legale democratico che il movimento clandestino.
Ma in realtà, Duterte ha terribilmente paura delle donne, specialmente delle donne forti che lo vedono come il tiranno misogino che è. Ha particolarmente paura delle donne che scelgono la difficile strada della lotta armata contro il governo reazionario e sfruttatore, che cerca disperatamente di mantenere con il fascismo e la dittatura. Sa che quando le masse si solleveranno per rovesciarlo, più della metà di loro saranno madri, ragazze e donne di tutti i settori. Sfidiamo anche la figlia del presidente e sindaco di Davao, Sara Duterte, come donna e umana, a prendere posizione contro le tirate anti-donne di suo padre. Nel nome del settore a cui appartiene e dei diritti umani in generale, deve denunciare questo ordine retrogrado che rende le donne degli oggetti e usa il nostro organo riproduttivo come strumento di subordinazione e derisione.
MAKIBAKA invita tutte le donne a portare avanti tutte le forme di resistenza nella lotta democratica nazionale per abbattere il regime Duterte, il nemico numero uno di tutte le donne filippine oggi. Esortiamo più donne a venire, unirsi agli uomini e camminare con il Nuovo Esercito del Popolo, che ha una lunga ed eroica tradizione di donne rivoluzionarie che combattono contro le radici della nostra schiavitù patriarcale - l'imperialismo, il feudalesimo e capitalismo burocratico . Ka Teresa, portavoce Malayang Kilusan Ng Bagong Kababaihan - Mindana

pc 23 febbraio - Palermo - Esposto-denuncia dello slai cobas per il sindacato di classe contro le liste fasciste

    Stralci dall'esposto-denuncia
    PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE DI PALERMO
      ESPOSTO - DENUNCIA
Il presente atto ha lo scopo di evidenziare all’Autorità Giudiziaria la gravissima violazione di norme costituzionali e ordinarie e che coinvolgono le prossime elezioni nazionali che si terranno il prossimo 04.03.18. Nello specifico, a seguito della comunicazione delle liste ammesse a partecipare alla prossima tornata di elezioni, si è avuto modo di verificare che fra queste vi è la presenza dei simboli legati al partito CASAPOUND e FORZA NUOVA.
Secondo i dettami normativi (sempre che questi abbiano ancora valore visto lo scenario in cui ci si muove) le citate liste elettorali ed i loro candidati, non solo non avrebbero dovuto essere ammesse alla competizione elettorale, ma avrebbero dovuto portare le varie Procure d’Italia ad attivarsi nei confronti delle stesse ed a svolgere le dovute indagini in relazione ai reati attinenti alla ricostituzione del partito fascista ed all’apologia di fascismo.
La Costituzione italiana, nella parte delle disposizioni transitorie e finali (XII), vieta, sotto qualsiasi forma, la ricostituzione del disciolto partito fascista; in applicazione di tale disposizione, nel 1952 fu

pc 23 febbraio - Contro la Buona scuola di Renzi - la lotta e non il voto!

pc 23 febbraio - Genova - fascisti sempre accoltellatori

Antifascista aggredito a Genova, indagati tre militanti di Casapound

Una manifestazione antifascista a Genova in una foto di archivio
Genova - Sono tre militanti di Casapound gli indagati per tentato omicidio in concorso per l’accoltellamento alla schiena di un antifascista avvenuto a Genova la sera del 12 gennaio . La vittima, 36 anni, stava attaccando dei manifesti insieme a un gruppo di attivisti a un centinaio di metri dalla sede di Casapound tra via Montevideo e piazza Tommaseo.
Il numero degli indagati però sembra destinato a salire: la Digos sta procedendo in questi giorni a numerosi interrogatori e non è escluso che altri militanti, quasi tutti giovanissimi, siano indagati per lo stesso reato o che per altro reato che configuri l’ipotesi di favoreggiamento.
Il gruppo quella sera intorno alle 23 era uscito compatto dalla sede di Casapound brandendo bottiglie, cinture e almeno un coltello per aggredire gli antifascisti che si trovavano in piazza Tommaseo: si era trattato di un attacco fulmineo, durato una decina di minuti.

pc 23 febbraio - Perugia - solidali con i compagni antifascisti

Perugia - compagno di Potere al Popolo accoltellato e poi 2 incriminati - la digos copre le responsabilità dei fascisti

pc 23 febbraio - Torino - fascisti rinchiusi come topi in hotel difesi dalle cariche e idranti della polizia agli antifascisti che resistono, assediano l'hotel, si prendono le strade e invadono il centro fino a notte

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In 800 sotto la pioggia e il freddo. Un tempo partigiano. E una Torino che è riuscita a dimostrare un'altra volta che l'antifascismo non si delega, ma si pratica con coraggio e determinazione.
Il corteo è partito da piazza Carlo Felice e si è diretto verso l'hotel dove il candidato premier per Casa Pound, Di Stefano, avrebbe tenuto il suo deplorevole comizietto pre elettorale. Un’idea chiara in testa: il razzismo è l’ultima spiaggia di un sistema marcio e i fascisti sono gli utili idioti che garantiscono che ci scanni in basso per la gioia di chi sta in alto. 
Una piazza ricca di giovanissimi tra studenti dei licei e delle università, poi lavoratori, qualche faccia più anziana e qualcuna di quel nero che tanto manda fuori di testa i difensori della razza.
Tanta gente che si è convocata dal basso, mentre la sinistra italiana gioca al gioco dell’equidistanza e degli “opposti estremisimi”. A quanto pare, però, c’è ancora in Italia chi pensa che antifascismo non sia discutere coi fascisti nei salotti TV, ma contrastarli ogni giorno nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle strade.  
Mentre da Renzi a Boldrini ci si affretta a portare solidarietà al leader di Forza nuova scotchato a Palermo, dal corteo è partito un caloroso saluto a chi in questi giorni sta pagando con la propria libertà aver fatto dell’antifascismo non solo un valore ma anche una pratica: Giorgio, Moustafa,

pc 23 febbraio - Ancora una morte operaia in acciaieria alla Beltrame di Vicenza - Padroni assassini!

Infortunio mortale sul lavoro alle Acciaiere Beltrame, in viale della Scienza a Vicenza. A perdere la vita un operaio di 35 anni. .


Il lavoratore si trovava su un ponteggio quando è stato colpito in pieno volto dallo scoppio di una tubatura ad alta pressione. Indagini sono in corso da parte dei tecnici dello Spisal.
Questi i fatti. E come si capisce non è una fatalità.
È MORTO MENTRE SVOLGEVA IL SUO LAVORO E LE MORTI SUL LAVORO NON POSSONO ESSERE CHIAMATE INCIDENTI.
In questo inizio anno c’è un aumento spaventoso di infortuni e omicidi sul lavoro; Veneto e Vicenza sono pure in testa a questa vergognosa classifica.

pc 23 febbraio - Lotta nelle scuole e intimidazioni dei presidi - gli studenti in corteo a Senigallia

Oggi vorremmo porre sotto l’attenzione di tutti un fatto a nostro avviso gravissimo, che conferma il valore politico di tutte le nostre contestazioni alla riforma della Buona Scuola.
In un istituto superiore senigalliese, durante la convocazione informale (su volere del preside) del comitato studentesco è successo un fatto che non lasceremo passare inosservato.
Dopo aver chiesto agli studenti informazioni in merito al corteo indetto dal nostro collettivo per venerdì 23 febbraio per protestare contro l’alternanza scuola/lavoro, il suddetto preside ha chiesto per quale motivo prima di questo corteo non c’è stato un confronto sul tema da parte di entrambe le parti quando il preside stesso spesso non è disponibile per avere un dialogo con gli studenti. Dopo aver chiesto le motivazioni che spingono i ragazzi a manifestare in un CORTEO, a detta del preside “IDIOTA”, non ha

giovedì 22 febbraio 2018

pc 22 febbraio - A Torino la polizia di Minniti a difesa dei fascisti. Grande resistenza dei compagni - segui la diretta del Corriere della sera Torino

Torino, scontri al corteo antifascista contro il comizio di Casapound

Tafferugli a Torino durante il corteo antifascista contro CasaPound. I manifestanti sono arrivati a ridosso del cordone con cui le forze dell'ordine hanno sbarrato corso Vittorio Emanuele per tentare di raggiungere l'albergo in cui è previsto un comizio elettorale di Simone Di Stefano.

Torino - Gli scontri sono iniziati poco dopo le 20, quando i manifestanti hanno tentato di superare lo sbarramento di polizia su corso Vittorio, per evitare che la protesta degli antifascisti raggiungesse le facciate dell’hotel che ospita il leader di CasaPound. La marcia è partita poco prima delle 20 da piazza Carlo Felice, davanti alla stazione di Porta Nuova.

Il corteo è seguito da vicino da centinaia di poliziotti e carabinieri, che hanno sbarrato le strade che portano al centro.
«Per noi essere antifascisti implica lo scontro» gridano alcuni giovani. Alla manifestazione partecipano anche alcune sezioni dell’Anpi, ma in prima fila, a fronteggiare gli agenti, ci sono gli attivisti dei centri sociali e i collettivi antifascisti di Torino. La polizia è stata più volte costretta ad usare gli idranti per allontanare la folla. Gli scontri sono iniziati poco dopo le 8, quando i manifestanti hanno tentato di superare lo sbarramento di polizia su corso Vittorio, per evitare che la protesta degli antifascisti raggiungesse le facciate dell’hotel che ospita il leader di CasaPound. La marcia è partita poco prima delle otto da piazza Carlo Felice, davanti alla stazione di Porta Nuova. Sono almeno quattrocento le persone che sono scese in strada per manifestare contro la presentazione dei candidati e del programma elettorale del partito della tartaruga, prevista per questa sera, giovedì, alle 21 nella sala conferenze dell’hotel Ambassador, all’angolo tra corso Vittorio e corso Vinzaglio, alla presenza del leader Simone Di Stefano.

Il corteo è seguito da vicino da centinaia di poliziotti e carabinieri, che hanno sbarrato le strade che portano al centro. «Per noi essere antifascisti implica lo scontro» gridano alcuni giovani. Alla manifestazione partecipano anche alcune sezioni dell’Anpi, ma in prima fila, a fronteggiare gli agenti, ci sono gli attivisti dei centri sociali e i collettivi antifascisti di Torino. La polizia è stata più volte costretta ad usare gli idranti per allontanare la folla.